Testimonianze scientifiche

Vi propongo in questa pagina la lettura di due interventi scientifici sui cereali e la loro evoluzione scritti dal prof. Luciano Pecchiai e dall’omeopata Dott. Alberto Bollo

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Intervento del Prof. Luciano Pecchiai

Luciano Pecchiai è medico dal 1947 e Libero Docente in Anatomia Patologica Primario Patologo Emerito dell’ Ospedale dei Bambini “Vittore Buzzi” Milano – Centro di Eubiotica Umana Viale N. Sauro, 11 – 20124 Milano. Ha costituito nel 1960, presso l’Ospedale stesso, il “Centro di Eubiotica Umana”.

Attraverso questo Centro, Pecchiai formulò norme di vita “Eubiotica”, cioè di vita sana in sintonia con la natura e nel rispetto della vita a tutti i livelli, secondo scienza e tradizione. La sperimentazione scientifica ha dimostrato, che la migliore difesa contro la cosiddetta “patologia della civilizzazione” è una alimentazione sana, che privilegia i cibi naturali, senza residui di concimi chimici e pesticidi ed esclude pure quelli sterilizzati. Escludendo infine tutti gli alimenti OGM, prodotti cioè sia per interventi di ingegneria genetica, sia attraverso mutazioni prodotte coi raggi gamma del cobalto radioattivo.

Pecchiai ha sottolineato l’importanza, che negli alimenti siano salvaguardati i “fattori vitali” (microorganismi eubiotici, vitamine, enzimi, oligoelementi) che esercitano una azione utile per il nostro organismo (azione “probiotica”), ostacolando nello stesso tempo l’impianto e lo sviluppo dei microorganismi dannosi ( azione “antibiotica”). Infine, secondo il Prof. Pecchiai, un programma di salvaguardia della salute va inteso in senso globale, considerando l’uomo come un ecosistema fatto di corpo, psiche e spirito, per evitare l’insorgenza di una patologia psico-somatica, non soltanto da stress, ma anche da frustrazione esistenziale e da conflitti interiori tra inconscio e razionale.

A proposito di intolleranze alimentari, può essere considerato il problema della celiachia, caratteristica di un malassorbimento da intolleranza al glutine del frumento. Un’indagine condotta da 15 Centri della Società Italiana di gastroenterologia ed epatologia pediatrica, su 17 mila studenti delle scuole medie inferiori, ha dimostrato la presenza di celiachia, cioè l’intolleranza al glutine in un caso su 150, mentre negli anni ’90 la frequenza era di un caso su 1000/2000.

A questo punto si impone un interrogativo. Come mai in pochi decenni si è passati da un’incidenza di 1 a migliaia di casi a un’incidenza di 1 a 150, tanto da far sospettare un incremento ancora maggiore nel prossimo futuro, tanto che alcune statistiche parlano già di 1 a 100? Di fronte a questa situazione appare ovvio porsi l’ipotesi, che la causa sia da ricercare più nel tipo di frumento moderno che si sta attualmente consumando, dal momento che da millenni consumiamo frumento come alimento di base senza aver acquisito intolleranza.

E’ ben noto, che il frumento del passato era ad alto fusto, cosicché facilmente allettava (piegarsi in terra – ndr) sotto l’azione del vento e della pioggia. In questi ultimi decenni questo frumento è stato nanizzato, attraverso una modifica genetica. Sembra fondata l’ipotesi, spiega il Prof. Pecchiai, che la modifica genetica di questo frumento sia correlata a una modificazione della sua proteina e in particolare di una sua frazione, la gliadina, che è una proteina basica, dalla quale per digestione peptica-triptica, si ottiene una sostanza chiamata frazione III di Frazer, alla quale è dovuta l’enteropatia infiammatoria e quindi il malassorbimento. E’ evidente la necessità di dimostrare scientificamente una differenza della composizione aminoacidica della gliadina del frumento nanizzato, geneticamente modificato, rispetto al frumento originario. Quando questo fosse dimostrato, sarebbe ovvio eliminare la produzione di questo frumento, prima che tutte le future generazioni diventino intolleranti al glutine, così da costringere lo Stato ad accollarsi l’onere di fornire a tutti, prodotti esenti da glutine, dalla farina alla pasta, ai biscotti (come peraltro già ora avviene).
Nonostante l’agricoltura sia nata in modo indipendente nei diversi continenti, civiltà sorte in luoghi e tempi distanti fra loro, hanno sviluppato la stessa fonte primaria di cibo : i CEREALI. Alla domesticazione dei cerali selvatici è seguita una selezione genetica, che ha interessato le specie vegetali più coltivate. L’obiettivo era ottenere maggiore resa, resistenza alle malattie e in particolare, un aumento del contenuto di glutine. Poi, si sono aggiunte nuove armi tecnologiche : le radiazioni ionizzanti, che con ulteriori reincroci, hanno introdotto nuovi caratteri nelle specie coltivate. Le selezioni di frumento hanno però ottenuto un eccessivo aumento del glutine, che ha compromesso la digeribilità e soprattutto la tolleranza immunitaria in cambio di una miglior resistenza fisica nell’impasto e di una presunta qualità nutrizionale.

Bisogna distinguere tra la celiachia vera e propria e l’intolleranza al frumento. La prima richiede l’astensione totale dal glutine, mentre la seconda è legata a diverse sostanze presenti nel grano, non tutte necessariamente proteiche, ma anche carboidrati che si comportano da allergeni si trovano spesso negli adulti, celiachie tardive che non sono altro che intolleranze reversibili, segnali di un sovraccarico che può rientrare, se ci si comporta con un po’ di attenzione e di pazienza. I celiaci adulti, quelli temporanei (non la minoranza di celiaci veri diagnosticati fin dall’età pediatrica), possono recuperare la capacità di mangiare cereali con glutine attraverso una dieta di rotazione concepita come una sorta di “svezzamento”.

Si procede testando i grani antichi sul paziente intollerante, gli si consiglia poi di astenersi da tutte le varietà di grano tranne un giorno alla settimana, cioè tre pasti consecutivi, più una cena in giorno intermedio. In questi pasti liberi l’indicazione è quella di mangiare grani antichi risultati tollerabili : Gentil Rosso 48, rappresenta oggi un potenziale genetico da recuperare, non solo per le sue qualità organolettiche (gusto e profumi del pane ineguagliabili), ma perchè caratterizzato da basso tenore di glutine.

Intervento dell’Omeopata Dott. Alberto Bollo

L’American Academy of Environmental Medicine (AAEM) ha pubblicato un documento in cui si afferma che «gli ogm pongono seri rischi per la salute» e consiglia di evitarne il consumo. Gli organismi geneticamente modificati (il riferimento è a quelli transgenici, la cui manipolazione prevede il trapianto di geni fra specie diverse), sono entrati in commercio solo 13 anni fa e non ci sono studi accurati sui loro effetti a lungo termine per quanto riguarda gli esseri umani.
Gli esperimenti sugli animali hanno mostrato risultati preoccupanti come allergie, disfunzioni immunitarie, problemi di fertilità, mortalità infantile, scompensi d`insulina e alterazioni comportamentali. Su queste basi l`AAEM chiede una moratoria sul cibo prodotto con ogm e invita i medici a sconsigliare ai loro pazienti, l`utilizzo di alimenti derivanti da organismi geneticamente modificati.


Da una decina di anni, il padre fondatore della rivoluzione in atto nel campo della Nutrizione, l’M.D. Walter C. Willett,  direttore del prestigioso Dipartimento della Nutrizione di Harvard, dopo 20 anni di approfondite ricerche, svolte con dovizia di mezzi, avendo avuto l’incarico di aggiornare le linee guida per la nutrizione della popolazione statunitense, sempre più disastrata dalle patologie derivanti dall’obesità, arriva alla conclusione che la nostra specie è geneticamente indifesa dai danni provocati dai cibi che contengono “carboidrati raffinati” (che chiama “cattivi”, come le farine “0” e “00”, gli zuccheri, i dolcificanti derivati dal Mais, le patate e l’amata pizza), a causa del fatto che il nostro organismo, metabolizzandoli troppo rapidamente e trasformandoli così subito in grassi (se manca l’attività fisica), non ne riconosce l’eccesso e non sente la sazietà, come avviene invece correttamente per le proteine e i grassi, ma anzi spesso ne diventa dipendente in modo patologico, come succede per l’eroina, condizionato da una invincibile ma falsa fame compulsiva, le cui conseguenze sono le tante patologie rientranti nella Sindrome polimetabolica (obesità, diabete, patologie cardiovascolari… )

Per confrontare e analizzare le caratteristiche di antiche e nuove varietà di frumento, sono state distribuite, durante il primo anno di attività del progetto, trenta vecchie varietà di frumento tra tenero e duro a 24 aziende agricole selezionate previa pubblicazione di un annuncio di partecipazione al progetto sul sito italiano dell’associazione WWOOF (WorldWide Opportunities on Organic Farms).

Ad ogni agricoltore è stato inoltre distribuito un protocollo di semina e una scheda di rilievo delle fasi fenologiche. Durante il secondo e terzo anno del progetto, sono stati realizzati dispositivi sperimentali in due differenti località (Firenze, Roma) per la riproduzione, valutazione morfo-produttiva e conservazione della semente di 18 vecchie varietà di frumento tenero e 3 di duro in confronto con alcune varietà commerciali, 6 di tenero e 7 di duro.

I risultati ottenuti sono stati i seguenti:

 

Per quanto riguarda le caratteristiche fenologiche e morfologiche, dai rilievi morfologici sui frumenti teneri, è stata evidenziata la maggiore taglia delle vecchie varietà di frumento rispetto alle varietà attuali.

 

Le vecchie varietà di frumento presentano anche maggiori accestimenti rispetto alle nuove, così come un maggior numero di spighe.

 

La produzione di paglia è stata generalmente più elevata per le varietà antiche, che hanno assicurato anche produzioni migliori.

 

Le vecchie varietà hanno fatto registrare valori consistentemente più alti, del peso dei 1000 semi rispetto alle nuove.

 

Le analisi effettuate sui frumenti duri hanno evidenziato che la produzione delle varietà attuali di frumento duro, è risultata superiore rispetto alle accessioni antiche, ad eccezione della varietà Urria 12, che si colloca in una posizione intermedia.

 

Anche per i frumenti duri, la taglia e gli accestimenti, sono risultati più elevati nelle vecchie varietà rispetto a quelle attuali.

 

La produzione di paglia è risultata superiore per le varietà antiche di frumento duro.

 

Per quanto riguarda il peso ettolitrico, non sono state evidenziate differenze significative tra le accessioni attuali e antiche.

 

Come per il frumento tenero, le varietà antiche di frumento duro, essendo più rustiche, hanno meno risentito della limitazione di nutrienti, dovuta alla mancata concimazione azotata.

Gli Autori desiderano esprimere la loro riconoscenza per la collaborazione ed il prezioso supporto nelle varie fasi del progetto al Prof. Mario Falcinelli e al gruppo di lavoro presso il Dipartimento di Biologia Applicata della Facoltà di Agraria dell’Università di Perugia.

Nel Sud il grano duro “Senatore Cappelli” ha permesso per decenni e a intere generazioni, di vivere bene grazie alla bassa presenza in esso di glutine e senza incorrere nei fenomeni di denutrizione, come quelli creati dal monofagismo a base di mais o di patate, alimenti tipici delle popolazioni contadine del Nord nei quali era assente la proteina prima citata. L‘INRAN, Istituto nazionale che si occupa di ricerca sugli alimenti e la nutrizione, è da molti anni impegnato in studi per confrontare i prodotti biologici e convenzionali.

A dispetto dell’opinione personale dell’ex “ministro della salute” Veronesi, l’Istituto informa di aver rilevato nei prodotti biologici “una presenza più massiccia di antiossidanti, molecole preziose per la nostra salute, dal momento che aiutano a prevenire cancro e malattie cardiovascolari”, che le pere biologiche contengono “più zuccheri, più vitamina C e più antiossidanti rispetto alle pere convenzionali, sono più morbide e succose e meno soggette agli attacchi di muffe e funghi, in grado, quindi, di conservarsi meglio”, che le pesche “contengono più antiossidanti e una maggiore concentrazione di ferro e calcio (importanti per la crescita dei bambini) rispetto a quelle convenzionali e risultano anche più gustose, dolci e profumate”, che le arance sono “più ricche di antiossidanti”.