Alimentazione Naturale Eubiotica

Estrapolazioni tratte da “L’Estetica” del Prof. Luciano Pecchiai

Facendo riferimento alla nostra tradizione primordiale, cioè la Tradizione biblica,
l’Eubiotica considera l’uomo come un ecosistema, inserito in un equilibrio ecologico dell’ambiente.
Il concetto di salute dovrebbe quindi essere inteso in senso globale, integrale od olistico, come oggi si preferisce definire, cioè salute del corpo, della mente e dello spirito, quell’entità metafìsica trascendente che eleva l’uomo al di sopra degli ammali.
A chi volesse far notare, che l’aspetto esistenziale della vita non può essere considerato in una trattazione scientifica, si può replicare ricordando i risultati di una ricerca epidemiologica,
condotta dal marxismo attraverso 70 anni dì ateismo di stato su milioni di uomini, per più generazioni.
L’ipotesi di lavoro posta alla base di questa ricerca, fu quella di verificare se l’uomo può eliminare la trascendenza dalla gestione della propria vita, non soltanto senza danno, ma addirittura con beneficio.
I dati epidemiologici ricavati da questa immensa casistica hanno dimostrato in modo inoppugnabile, l’esigenza per l’uomo di lasciare spazio nella vita, alla trascendenza e alla religiosità, senza la quale insorge un incolmabile vuoto ulteriore, dal quale possono scaturire varie forme di somatizzazione.
Fatte queste premesse a carattere generale, è evidente che ogni fattore turbativo, che colpisca una delle componenti dell’ecosistema umano potrà indurre, direttamente o indirettamente, un turbamento dell’equilibrio e un danno per la salute.

IL RISCHIO PER LA SALUTE DEGLI ALIMENTI TRANSGENICI

Sta ormai dilagando dagli Stati Uniti e poi diffondendosi in Europa la produzione e il consumo di alimenti transgenici, cioè geneticamente modificati, così da renderli resistenti a parassiti, diserbanti o a basse temperature e in ultimo per evitare l’ipermaturazione.
Le multinazionali nordamericane hanno ripetutamente affermato l’innoquità di questi alimenti, anche se è molto probabile che i micrcorganismi ed insetti, col tempo si modificheranno, così com’è avvenuto di fronte ad antibiotici e fìtofarmaci.
In questo caso l’uomo si troverà sprovveduto di fronte ad agenti patogeni nuovi, in quanto geneticamente modificati.
Questo evento, pur essendo molto probabile, può essere considerato ipotetico.
Quello che invece è riconosciuto come rischio certo, è che dagli alimenti transgenici possano derivare allergie e intolleranze.
E’ noto, che l’umanità nella sua storia millenaria ha acquisito una assuefazione nei confronti dei geni
e delle proteine dei vari alimenti con i quali è giunta a contatto.
Questa assuefazione è stata memorizzata secondo un meccanismo analogo a quello della “memoria immunologica”.
E’ quindi evidente, che di fronte agli alimenti transgenici, aventi cioè geni e proteine diverse,
l’organismo dovrà raggiungere una assuefazione memorizzando la tolleranza.
In quelle persone nelle quali, per loro costituzione, questa assuefazione non si dovesse verificare, quell’alimento verrà considerato estraneo, suscitando intolleranza, allergia e malassorbimento .. e si verificherà ovviamente la memoria di questa intolleranza.

L’ALIMENTAZIONE EUBIOTICA È FATTORE DI SALVAGUARDIA DELLA SALUTE PERCHÉ :

1) Non apporta sostanze dannose inquinanti, essendo correlata ad una agricoltura naturale eubiotica,
che esclude una concimazione innaturale e l’uso di pesticidi tossici e diserbanti.
Analogamente vengono esclusi gli additivi chimici impiegati dalla tecnologia alimentare.

2) Evita i danni da carenza e da squilibri tra le componenti, dovuti a tecnologia agronomica innaturale e a tecnologia di raffinazione e conservazione per sterilizzazione termica o radiante dell’industria alimentare, che pregiudicano l’integrità dei cibi naturali.

3) Evita i danni dei cibi concentrati o estrattivi (burro, zucchero, oli di oliva e semi raffinati,
proteine strutturate della soia ottenuta dai pannelli di soia “trattati con esano” per l’estrazione dell’olio) che sono alimenti “nudi”, in quanto privi di fattori protettivi e favorenti la loro digestione e assimilazione.

4) Garantisce l’apporto dei fattori vitali (vitamine, enzimi, oligoelementi), che in forma equilibrata e con reciproca integrazione, sono la caratteristica dei cibi integri e naturali e che, oltre a favorire la digestione e l’assimilazione, catalizzano e modulano i processi vitali, in particolare quelli relativi al trofismo e alle difese naturali.

5) Garantisce l’apporto dei microrganismi del saprofìtismo eubiotico dei cibi (con particolare riguardo a quelli della pruina dei vegetali: saccaromiceti e lattobacilli) che sinergizzano la crescita e il trofismo della nostra flora batterica, lieviti, lattobacilli, saccaromiceti e virus saprofiti, sui quali è fondato il nostro equilibrio simbiontico e del saprofìtismo eubiotico, fondamento della nostra difesa biologica, per competitività contro i microrganismi patogeni e subpatogeni ambientali, che in carenza di queste difese, possono originare il fenomeno dei cosiddetti portatori sani (di salmonelle, meningococco, streptococco, beta emolitico, stafilococco – coagulasi positivo, serratia, pseudomonas, ecc.).

6) Affranca non solo da eccessi e carenze alimentari, ma anche dai danni di incongrue associazioni nel pasto, attuando il monopiatto, cioè il pasto fondato su un unico alimento di base, che dando sazietà con minor quantità di cibo, riduce anche l’insorgenza del sovrappeso.

7) Potenzia le difese naturali contro :
a) la patologia da raffreddamento (influenza, raffreddore, tonsillite) ;
b) la patologia scheletrica del bambino (carie, scoliosi, piede piatto) ;
c) la patologia della civilizzazione, a cominciare dal sovrappeso.

8) Potenzia le difese naturali contro l’attacco di parassiti quali pidocchi, zecche, etc

9) Affranca da una precoce insorgenza della riduzione della fertilità e dell’appetito sessuale,
che sta diventando un fenomeno sempre più frequente nelle coppie di 30-40 anni.

10) Favorisce il mantenimento dell’equilibrio inferiore psicosomatico e tra inconscio e razionale,
cosi da saper meglio resistere agli stress, alle tensioni e alle frustrazioni, che sono la causa dilagante del malessere del tempo presente.

PER CIÒ CHE RIGUARDA LE NORME ALIMENTARI :

1) ALLATTAMENTO AL SENO
Si tratta di convincere le madri che il modo migliore per tutelare la salute dei loro figli, è quello di allattarli al seno, fino al sesto mese o almeno per i primi tre mesi.
Per favorire una produzione ottimale di latte, sarebbe naturalmente opportuno che l’alimentazione della madre fosse, quanto più possibile, a base di alimenti integrali e ricchi di fattori vitali, non solo dopo il parto, ma innanzitutto durante la gravidanza.

2) SVEZZAMENTO
Possibilmente dopo il sesto mese, con alimenti naturali, cominciando con brodi e passati di verdura, farine di cereali (riso), escludendo prodotti eccessivamente raffinati e in particolare, quelli sterilizzati, come il latte a lunga conservazione e i vari dietetici, cosiddetti omogeneizzati per l’infanzia.
Limitazione dell’uso dei precotti, salvo il caso dei fiocchi di cereali, privilegiando sempre gli alimenti freschi e naturali, cioè ricchi in fattori vitali, annettendo tutt’al più e con limitazione, quelli reintegrati, cioè “rivitalizzati”.
Per ciò che riguarda i prodotti animali, oltre al latte fresco pastorizzato, in sostituzione del latte materno, andrebbero comunque evitati gli eccessi, facendo seguire al latte e allo yogurt naturale, il formaggio (latticini freschi e parmigiano come condimento) e poi l’uovo dopo l’8° mese; il pesce dopo l’anno, e la carne a dentizione completata.
I tempi potranno anche essere contratti. Ciò che conta è però mantenere la progressione, secondo natura, evitando la somministrazione innaturale della carne al 4° mese, che tra l’altro, avvia il bambino a diventare un forte consumatore di carne, con conseguente maggior rischio dell’incidenza e una più precoce insorgenza del cancro dell’intestino.
I legumi (in particolare i ceci e le lenticchie passate), le cui proteine insieme a quelle dei cereali possono sostituire e integrare quelle animali, andrebbero somministrate dopo il 6°- 7° mese, salvo le piccole quantità inserite nei passati di verdura, somministrati nei mesi precedenti.
Andrebbero anche somministrati succhi di verdura cruda (carota: vitamina C ed A) e mela grattugiata, non alla fine del pasto.
Come dolcificante, il miele vergine integrale.
Come grassi di condimento, solo l’olio extravergine d’oliva crudo.
Utile la somministrazione di olio di germe di grano (Vit. Bl, E ed F) e l’olio di fegato di merluzzo (Vit. D).

3) INTEGRITA’ BIOLOGICA DEI CIBI
Che dovrebbero essere garantiti da una agricoltura naturale, possibilmente eubiotica che sia rispettosa della fertilità e dei ritmi naturali della vita del suolo e dei vegetali (riposo del 7° anno), potenziando le loro difese con concimazioni organico minerali, ricche in humus, microrganismi ed oligoelementi, cosi da rendere le piante resistenti alla patologia da microrganismi patogeni e agli attacchi parassitari, che andrebbero comunque trattati con sostanze naturali, come il propoli delle api ed estratti vegetali, escludendo i pesticidi tossici.
I prodotti del suolo e di conseguenza anche i prodotti animali, saranno cosi più sani ed equilibrati nei loro componenti.
I cibi andrebbero poi consumati allo stato integrale o semintegrale, preferibilmente, quando è possibile, allo stato crudo, escludendo quelli sterilizzati, da considerarsi come “alimenti rischiosi”, in quanto responsabili di una diminuzione delle difese naturali, a causa della carenza di fattori vitali.
Tra i prodotti conservati, andrebbero preferiti quelli surgelati, escludendo gli insaccati e i cibi in scatola.

5) COMPOSIZIONE DEL PASTO
Secondo la nostra antica tradizione, cioè un pasto monopiatto, costituito da un unico cibo di base :
il cosiddetto primo (pasta, riso, minestra con verdura e legumi), o il cosiddetto secondo (carne, pesce, uova,formaggio), con abbondante insalata mista come antipasto, contorni di verdura cotta e pane integrale a volontà.
Per soddisfare l’esigenza di conseguire un senso di sazietà, oltre che di soddisfazione psicologica,
possono essere saltuariamente consumati i cosiddetti piatti tipici, che sono di solito costituiti da un prevalente cereale di base, integrato con una ridotta quantità di legumi o di prodotti animali
(polenta con le quaglie o salsicce o formaggio; risotto con seppie o filetti di pesce persico oppure l’osso buco; spaghetti con le vongole o le sarde; trippa e fagioli, ecc…).
Una eventuale integrazione del pasto, può essere compiuta con olive o con noci e mandorle, consumate insieme al pane.
Quest’ultimo può anche rappresentare il cibo di base del pasto, tanto più quando questo prevede il consumo di carne o pesce o uovo o formaggio (il classico sandwich).
Non bevande dolcificate al pasto e non frutta o dolci alla fine del pasto, per evitare l’innesco di fatti fermentativi, tanto più se, tra i cibi di base, vi sono cereali e legumi.
L’eventuale consumo di vino andrebbe limitato al pasto a base di prodotti animali, che oltre al latte,
non dovrebbero essere consumati più di una volta al giorno.
Andrebbe evitato il consumo di latte con la carne o il pesce, perché ne risulta un rallentamento digestivo.
A colazione e a merenda andrebbe scelto, secondo il proprio gusto ed esigenza e in rapporto con lo stato di maggiore o minore sazietà e con le modalità digestive dei pasti principali, tra latte, yogurt, thè, frutta, toast e pane con un companatico, cercando di far rinascere l’istinto naturale.

6) Limitazione fino all’esclusione dei pasti precotti e surgelati e poi nuovamente riscaldati al momento del consumo.

7) Limitazione degli alimenti dolcificanti o dei gelati industriali contenenti additivi, preferendo quelli artigianali e limitazione fino all’esclusione dello zucchero raffinato, preferendo il miele vergine integrale.

8) Esclusione di caffè, thè ed alcoolici in forma sistematica, essendo ammessa solo quella occasionale e motivata.

9) Esclusione degli integratori alimentari sintetici, degli antifame e dei trattamenti predigestivi dei cibi,
attuati per ridurre il lavoro digestivo, ma che in realtà aprono la via ad una “medicalizzazione” sistematica, in ogni situazione della vita che l’organismo sarebbe in grado di affrontare da sé o al massimo con l’aiuto di mezzi naturali.

10) Esclusione totale del fumo e delle droghe.
EUBIOTICA PROGRAMMA OPERATIVO E REALIZZAZIONI PRATICHE

Programma operativo e realizzazioni pratiche di alimentazione naturale, per quanto possibile eubiotica :
Essendo ormai dimostrata l’importanza di una alimentazione naturale eubiotica per la salvaguardia della salute, come fattore di medicina preventiva, è evidente che questa alimentazione non dovrebbe essere privilegio di quelle classi sociali particolarmente abbienti, in grado di affrontare la spesa dell’acquisto dei prodotti integrali e biologici in farmacia e nei negozi di dietetica, ma dovrebbe essere garantita dalla Società, almeno a quei cittadini che hanno un diritto particolare per la salvaguardia della salute e cioè le madri in gravidanza, i bambini e gli ammalati.
L’utilizzazione degli alimenti integri e naturali, da parte delle mense della scuola materna ed elementare e degli Ospedali, ha inoltre una particolare importanza, perché sono queste le sedi privilegiate per attuare una educazione alimentare, nell’ambito di una medicina preventiva.
Sarebbe infatti incoerente e controproducente se i principi dietetici insegnati a tutela della salute non fossero poi messi in pratica, al momento della mensa.
Il miglioramento della qualità dell’alimentazione nelle mense delle strutture pubbliche, ha già avuto una sua realizzazione concreta a Milano.
L’Amministrazione Comunale di Milano infatti, che gestisce in proprio le mense delle scuole materne ed elementari per ben 70-80.000 pasti al giorno, ha attuato da cinque anni, un decisivo miglioramento della qualità biologico-nutrizionale dei cibi, secondo l’orientamento eubiotico.
Sono stati considerati inadatti per una sana alimentazione dei bambini e ragazzi e quindi eliminati i seguenti cibi :

la margarina, sostituendola con l’olio extravergine di oliva, l’olio di semi monovarietale e il burro;
gli insaccati (wurstel, salamelle, o mortadella), limitando il consumo degli affettati al solo prosciutto;
i cibi precotti, che nelle vecchie tabelle erano rappresentati dal pollo e dalla polenta;
i fagioli in scatola, sostituendoli con quelli secchi;
le patate irradiate con raggi gamma e i fiocchi di patata con additivi, per il puree, privilegiando il consumo delle patate fresche; cibi e bevande contenenti coloranti;
i “formaggini” sterilizzati e contenenti polifosfati;
il latte sterilizzato o sostituendolo con quello fresco pastorizzato;
il sale raffinato, sostituendolo con quello integrale;
La frutta sciroppata, salvo un uso d’emergenza, con la frutta fresca, a un giusto punto di maturazione.

PASTO TIPO CON PRIMO E SECONDO PIATTO  
Pasta asciutta (bianca)100 gr370 calorie
Bistecca di carne bovina100 gr220 calorie
Insalata verde50gr10 calorie
Condimento (burro, olio)20gr160 calorie
Condimenti (parmigiano)20gr80 calorie
Pane comune50gr130 calorie
Frutta fresca150gr80 calorie
Vino200gr140 calorie
TOTALE =690 gr1190 calorie

ALCUNE CONSIDERAZIONI

La colazione del mattino è 1 o 2 caffè con molto zucchero :
danno un totale di 400-500 calorie, che aggiunte ai due pasti tipo, fanno superare abbondantemente le 2500 calorie al giorno.

a) l’associazione di cibi proteici con quelli amidacei, in particolare la carne con la pasta, tanto più se bianca.
Le ragioni fisiologiche di questa inopportunità sono molteplici e non solo perché la digestione degli amidi ha inizio in bocca ad opera della ptialina salivare, mentre le proteine iniziano la loro digestione nello stomaco, ad opera della pepsina cloridrica, ma anche perché la composizione della saliva e del succo gastrico, variano a seconda del cibo che viene ingerito e a seconda delle varie associazioni.
In particolare quando si mangiano gli amidi, alla ricchezza di ptialina nella saliva, versata in abbondante quantità anche dopo la masticazione e deglutizione, si associa una scarsa quantità di acido cloridrico nel succo gastrico versato nelle prime due ore, così da permettere alla ptialina di continuare la sua azione digestiva.
Nelle ore successive viene invece secreto un succo fortemente acido, con il quale si inizia la digestione della componente proteica della pasta, del pane integrale e dei legumi.
All’opposto, quando si mangia la carne, il succo gastrico è fortemente acido fin da principio.
L’inconveniente di mangiare la carne dopo la pasta asciutta (o addirittura insieme), sta quindi nel fatto che, al momento in cui si ingerisce la carne, si ha una secrezione precoce di succo gastrico fortemente acido, che provoca l’inattivazione della ptialina e quindi l’arresto della digestione degli amidi. Inoltre, gli amidi parzialmente digeriti assorbono la pepsina, che dovrebbe servire per digerire la carne.

b) L’associazione di alimenti proteici diversi, particolarmente nel caso della carne e pesce col latte.
Ciò è inopportuno perché questi cibi hanno esigenze digestive differenti, stimolando la secrezione di succo gastrico fortemente acido in tempi diversi, cioè precoce per la carne e più tardiva per il latte. Inoltre l’aspetto negativo dell’associazione del latte con la carne consiste nel fatto che il latte, giunto nello stomaco, coagula ad opera del caglio in fiocchi e grumi, che hanno la tendenza ad avvolgere le particelle di carne, isolandole dal succo gastrico.
Di conseguenza la carne viene digerita necessariamente soltanto dopo la digestione del latte cagliato.

c) l’associazione di frutta e alimenti dolcificati, particolarmente con gli amidi, ma anche con le proteine.
Questo perché la frutta, non dovendo praticamente subire alcuna digestione nella bocca e nello stomaco, passa più rapidamente nell’intestino degli altri cibi, se viene consumata a stomaco vuoto, come pasto a sé, al mattino o merenda, mentre se entra a far parte di un pasto complesso, deve seguirne necessariamente il destino digestivo.
Finisce quindi col restare troppo a lungo nello stomaco e poi nell’intestino, ove può subire una fermentazione ed una decomposizione batterica, che può anche servire da innesco per indurre la fermentazione degli amidi.
Inoltre quando ai cereali si aggiungono zuccheri in quantità elevata, questi fanno secernere saliva con poca ptialina, così da pregiudicare la digestione degli amidi.
Analogamente è inopportuna l’associazione con i cibi proteici, perché lo zucchero, il miele e la frutta, hanno un effetto inibitore sulla secrezione del succo gastrico e la frutta acida ha anche una azione inattivante sulla pepsina.
Da tutte queste incongrue associazioni può derivare una digestione difficoltosa e incompleta dei cibi nello stomaco, con conseguente eccessivo impegno per l’intestino, che deve supplire alle varie carenze, portando a termine la digestione.
Se ciò non si verificherà in modo soddisfacente, ne potrà derivare oltre a una incompleta utilizzazione dei cibi, anche l’innesco di fatti putrefattivi e fermentativi, in parte primitivi e in parte provocati dai batteri.
Questi ultimi possono provocare una vera e propria degradazione dei cibi mal digeriti, con produzione di sostanze per lo più tossiche (indolo, fenolo, ammoniaca, acido acetico), il cui assorbimento può provocare una diminuzione dell’energia vitale, con conseguente indebolimento dei poteri di difesa dell’organismo.
Inoltre, i processi fermentativi provocheranno un aumento della temperatura nell’intestino,
unitamente a un aumento della congestione vascolare, che già caratterizza il momento digestivo.
Tutto ciò rappresenta una situazione sfavorevole per il trofismo della normale flora batterica e all’opposto, un ambiente favorevole allo sviluppo della flora batterica patogena e subpatogena.